Ben Hur dei giorni nostri

In occasione della ripresa dello spettacolo al Teatro Golden di Roma fino al 1° novembre 2020 ripubblico qui l’articolo uscito su Europa il 17 dicembre 2009.

Ben Hur – quadrighe ; quadrighe – colosseo; colosseo – centurioni. Se facessimo il gioco ‘parola chiama parola’, sarebbe questa la relazione tra il film di William Wyler del ’59, con Charlton Heston nel ruolo di un principe ebreo tradito da Messala, e il testo di Gianni Clementi.

Un triangolo che avrebbe dovuto intitolarsi Samanta lo schiavo e il centurione e che poi ha trovato in Ben Hur la sua sintesi definitiva.

Ben Hur come un’idea: quella venuta in mente a un ingegnoso immigrato bielorusso inteso a ‘svoltare’; Ben Hur come Cinecittà, dove un tempo lavorava come stuntman un nullafacente ‘borgataro’ di fede romanista; Ben Hur come il film che “nun me ricordavo mica ch’era così bello!”

Tre immaginari lontani per tre personaggi ‘tragicamente’ plausibili, che tirano a campare con lavori di ripiego rimediati al momento: Sergio, ex stuntment di sedicente esperienza caduto in disgrazia, che ha imparato a dribblare la qualsivoglia proposta di qualunque lavoro; Maria, sua sorella, telefonista rassegnata in una chat erotica, e Milan, bielorusso laureato malcapitato in Italia, centurione ‘vicario’ sfruttato da Sergio come una bestia da lavoro.

Questo, almeno, il punto di partenza. Perché all’epilogo tragico si arriva sempre attraverso un percorso. Qui si ride e sorride, si ricorda, si rivendica, si accusa e ferisce, si tradisce e ci si innamora. Attraverso piccoli step che segnano il mutamento della coscienza individuale di ciascun personaggio, decidiamo o meno se ‘prendere parte’, se indignarci, stupirci, o magari vergognarci. A noi la scelta, e alla nostra storia passata e futura.

Siamo di fronte a un testo elaborato secondo i crismi della migliore scrittura ‘in palcoscenico’, commissionato da due attori che hanno fattivamente collaborato al risultato definitivo. Tra ‘seleziona taglia copia incolla’, ma soprattutto ‘adatta plasma rileggi riscrivi’, il copione messo a punto da Gianni Clementi si è tarato sulle corde di Nicola Pistoia, anche regista, così esilarante senza sforzo e pudore, e Paolo Triestino, che ha tratteggiato un Milan di viscerale sincerità, fino a commuovere. Accanto a loro Elisabetta De Vito, che tenacemente accompagna i deliri e gli umori di un personaggio complesso, difficile, ostile alla vita, regalandole sprazzi di levità inattesa. Scene di Francesco Montanaro, costumi di Isabella Rizza, disegno luci di Marco Laudando. Da non perdere.

Articolo pubblicato su Europa il 17 -12-2009

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