In mostra vita e miracoli del Mattatore

Difficile trovare il bandolo. Una mostra come questa, che celebra un gigante e la sua produzione, è un concentrato di sollecitazioni, di fili che ti tirano da una parte e dall’altra e innescano ricordi, pensieri, riflessioni. Visitare Vittorio Gassman. Il centenario significa percorrere lo spazio adibito dell’Auditorium Parco della Musica, fatto di corridoi e stanze ricavate da pannelli probabilmente montati ad hoc, facendo avanti e indietro, alla ricerca di connessioni che parlano soprattutto a te e alla tua memoria. Con una certa ebbrezza quando ti ritrovi di fronte, a un passo sì ma vietato toccare, il costume di Macbeth, col quale Vittorio Gassman ti aveva sedotta e catturata al teatro.
Detto questo, si tratta davvero di un omaggio amoroso al Mattatore a cento anni dalla nascita che la sua allargata famiglia gli ha voluto dedicare. E anche chi non ha avuto la fortuna di assistere dal vivo ai suoi spettacoli, farebbe bene a farsi un giro.
Si comincia con il teatro, naturalmente, per arrivare alla televisione passando attraverso la fondazione della Bottega e quindi al cinema, sezione in cui a fine percorso è esposta la Lancia Aurelia de Il sorpasso, l’originale, e fa un certo effetto la locandina che lo vede alla guida con una giovanissima Catherine Spaak seduta sul cofano.
Ma il materiale e i documenti vanno da prima degli esordi a teatro, mostrando persino la bella pagella del liceo Tasso e la domanda di iscrizione all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, lettere manoscritte ad amici e familiari, la lettera istituzionale di richiamo alle armi, del 1943, condivisa con Luciano Salce e Luigi Squarzina, la sua passione per lo sport, in merito alla quale scrive che «lo sport ha contato molto per la carriera perché i primi ruoli sono stati legati a una certa baldanza fisica, alla capacità di fare salti mortali».
Tra le lettere ne segnalo una, in particolare, diretta a un editore per chiedere la pubblicazione del suo studio teorico di estetica teatrale scritto insieme a Salce in cui rassicurava sul “livello di comunicativa universale”.
Altri tempi, in cui era importante farsi capire pur restando irresistibilmente aristocratici.
Basta voltarsi verso il palmares luccicante nella grande vetrina, basta fare due passi oltre e ascoltarlo in una registrazione di una probabile lezione spiegare, attraverso un confronto ravvicinato tra Otello e Amleto, che «la certezza della verità assoluta è negata alla natura umana».

Essere o non essere. Subito ci intercetta l’immagine di Vittorio trentenne con in mano il teschio di Yorick nell’Amleto diretto da Squarzina, il primo spettacolo messo in scena dal Teatro d’Arte fondato da entrambi, con una splendida Anna Proclemer nel ruolo di Ofelia. E lì vicino, come una didascalia, credo un estratto di recensione, non so di chi ma lo ringrazio: «il regista inquadra la rappresentazione dell’opera shakespeariana nelle leggi sceniche del teatro elisabettiano, ricostruendo il pensiero dell’autore e il contesto storico. E il successo è smisurato».
Andando un po’ oltre, lasciandoci dietro i costumi di Anatole Kuragin di Guerra e pace e quello del Colonnello Conte Giovanbattista Filimore de Il deserto dei Tartari, ci troviamo sulla destra il cavallo enorme di Riccardo III nonché il fascinoso baule delle lunghe tournée di una volta, da cui fuoriescono costumi e parrucche, ma prima di proseguire indietreggiamo una seconda volta, o forse una terza, per riaffacciarci alla finestra di una stanza da cui arriva una voce. Gassman recita Dante, la Divina Commedia, in uno spazio bianco dominato soltanto dal suo primo piano, una foto scattata da Diletta D’Andrea.
Ecco, lì ci sì può attardare un bel po’.
Non ricordo se la sala di Moby Dick sia la successiva, forse sì, ma al centro c’è il modellino dell’impianto scenico dell’imponente spettacolo del 1992, con nel cast anche il figlio Alessandro.
Presente in due altri importanti lavori, Affabulazione di Pasolini che Gassman definì «un documento anticipatorio dei nostri tempi» e Camper, commedia familiare o “farsa edipica”, come da sottotitolo, uno scritto autografo in cui rovescia dentro dolori a amori di una grande famiglia colta e borghese, chiamando dentro anche l’ultimogenito Jacopo.
Un rapporto, quello tra i due, testimoniato con tenerezza anche da appunti di giochi istruttivi che probabilmente Vittorio si divertiva a inventare nei momenti di tregua. «Capitale del Brasile; cos’è una scolopendra; quante volte mille è un milione; dite un film con Walter Matthau e, manco a dirlo, fare una poesia in rima in ore».
Insomma, le testimonianze che in casa Gassman si giocasse a fare i seri e ci si divertisse acculturandosi, ci sono tutte.
Bella idea anche l’allestimento di piccoli spazi di ascolto con cuffia – registrazioni, interviste, estratti di conferenze e dibattiti – riportati su piccolo schermo.
Una stanza invece è completamente rivestita di ritratti, caricature, primi piani, che così, tutti insieme, restituiscono un effetto da quasi pop art.
Sono solo spunti, quelli di queste righe, perché in quelle stanze c’è molto, molto di più, e vale la pena passarci un bel pomeriggio.

L’esposizione è a cura di Alessandro Nicosia, della moglie Diletta D’Andrea e di Alessandro Gassmann, prodotta da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare e promossa dagli eredi Gassman e dalla Fondazione Musica per Roma, con l’apporto determinante dell’Archivio Luce, di Cinecittà, del Centro Sperimentale di Cinematografia e la collaborazione di Rai, Zètema e Terna.

Vittorio Gassman. Il centenario, Auditorium Parco Della Musica, Roma, fino al 29 giugno 2022.

Dopo Roma la mostra sarà ospitata a Genova, città natale di Gassman, nella prestigiosa sede di Palazzo Ducale. Successivamente, d’intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione per la promozione della cultura e della lingua italiana, si sta lavorando per portare la mostra nelle città dove Vittorio Gassman aveva trionfato nella sua straordinaria carriera (Buenos Aires, New York, Parigi tra le tante).

Il catalogo è per i tipi di Skira con scritti, tra gli altri, di Alessandro Gassmann, Diletta D’Andrea, Sandro Veronesi, Maurizio de Giovanni, Erri De Luca, Renzo Piano, Rodolfo Di Giammarco, Pino Strabioli, Renato Minore.

Articolo pubblicato su LiminaTeatri il 12 maggio 2022

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