“Angelina”, voce sola per troppi silenzi

Intervista a Chiara Merlo e a Giordano Affolti

Avete mai pensato di prostituirvi?
La domanda non è provocatoria e meno che mai la spia di un retropensiero moralistico pronto a giudicare. Arriva da Chiara Merlo e Giordano Affolti, autori di Angelina, il progetto di uno short film da realizzare in crowdfunding, che intende dare voce a chi voce non ha.
Cioè a chi non ha mai pensato di prostituirsi e invece si trova costretta.
Per questo la domanda è un invito a una riflessione più ampia su una questione che direttamente non ci riguarda, nemmeno qualora ci avessimo pensato.
Lo sfruttamento spinto alle estreme conseguenze, quello che non lascia alternative e che si nutre del corpo della disperazione: della disperazione in forma di corpo. Corpi di donne, di bambine, di immigrate e clandestine, adescate con false promesse e buttate in mezzo alla strada, picchiate, mutilate, infettate, senza voce né nome.
“L’apice della disumanizzazione”. L’espropriazione non solo dell’intenzionalità ma della coscienza, costretta o destinata a sospendersi per non ritorcersi contro se stessa. Ingranaggi ben oliati di una macchina che le sovrasta, le donne sono corpi silenziati messi in vendita per il compratore di turno. Ma chi muove le fila di questi ingranaggi? Quanti sanno eppure tacciono, quanti si nutrono delle briciole, a loro volta ingabbiati in un meccanismo omertoso e quanti fanno finta di non vedere, perché tanto non puoi fartene carico e che ci vuoi fare.
Infatti, è difficile anche solo capire da dove partire. Se non risolvendo il problema a monte, cioè dall’utenza ché il sacrificio, si sa, si perpetra finché quella persiste.  E questa sì che è una bella questione di coscienza.
Se ne stanno nell’ombra, i clienti, come fossero le incolpevoli vittime di un’organizzazione criminale che esiste malgrado loro. Protetti da un sistema connivente che spaccia come privacy la tutela dei carnefici, committenti senza scrupoli non meno degli sfruttatori.
Magari sono i nostri vicini di casa, rispettabili signori che cortesemente salutano e domandano come va.
La responsabilità del cliente, la non consensualità o il consenso viziato o estorto, sono i primi veri bersagli di questo progetto.
Ne parliamo con Chiara Merlo e con Giordano Affolti, rispettivamente sceneggiatrice e regista.

Chiara, quando e come è nata l’idea?

L’idea mi è venuta anni fa a seguito di una serie di episodi di cronaca nera. L’uccisione di prostitute di colore, tutte in uno stretto arco di tempo. In un primo momento si era pensato a un serial killer, poi si appurò che erano invece bande rivali che si eliminavano “la merce” a vicenda per avere il dominio sul territorio. Mi sono sempre detta che avrei dovuto scrivere a riguardo. Soprattutto quando sono uscite le intercettazioni e abbiamo potuto sentire frasi del tipo “quanti pezzi di carne ti sono venuti meno”. Pezzi di carne, capito? Merce senza un valore intrinseco che però deve fruttare a terzi. E se non frutta abbastanza puoi farla fuori. Merce senza un nome, una storia, una voce.

E poi quando hai pensato concretamente di scrivere una sceneggiatura?

Dopo un corso di sceneggiatura, appunto. Un corso in cui quello che si diceva era che per scrivere un corto bisogna avere in mente un messaggio chiaro da trasmettere. Io tutti i giorni, in troppe strade di Roma, vedo ragazze bellissime e giovanissime, magari minorenni, poco più che bambine, che pagano con il loro corpo prestazioni al prezzo di una pizza e una birra.

Quanto ha inciso la tua formazione di criminologa?

Tanto. Mi sono sempre occupata di violenza relazionale, di maltrattamenti in famiglia, di dinamiche di coppia anche perverse, fondate su una qualche forma di consenso a sua volta fondato su un concetto di amore frainteso, ma qui è molto peggio. Qui c’è soltanto costrizione, non c’è proprio possibilità di sottrarsi. Il fenomeno della prostituzione di strada è legato alla tratta di minorenni che arrivano in Italia non accompagnate e quindi è direttamente gestito dalla mafia.

Nella vostra storia, però, la protagonista, Angelina, riesce a salvarsi.

Sì, Angelina riesce a salvarsi grazie a un cliente che la risparmia. Ho voluto far emergere in tutto questo fango, il lato umano, la possibilità di salvezza che esiste grazie al ripensamento di un cliente. Angelina riuscirà non solo a salvarsi ma a raccontare la storia delle compagne di strada che sono morte e a dare voce alle altre, che di questa storia sono come satelliti.

Com’è avvenuto l’incontro con Giordano Affolti?

Giordano è fotografo, videomaker e regista e per lavoro ha frequentato situazioni e ambienti marginali, borderline, sempre pensando che alla base di qualunque rapporto debba esserci il consenso. Ma te lo dirà meglio lui.

Giordano, con che ambienti sei venuto in contatto?

In gergo si chiama bdsm e sta per bondage, discipline (or domination), sadism (or submission), masochism. Situazioni che vengono spesso immortalate dalle immagini e dalla macchina da presa. Ma quello che fa la differenza, al di là di ogni moralismo e di ogni giudizio personale, è proprio la consensualità. La perversione sta nella mancanza di consenso, non nel gesto in sé.

Cosa è per te la prostituzione?

La prostituzione è nient’altro che uno stupro per procura. E il cliente non è che un codardo che alla fine non è mai considerato il vero colpevole.

A chi, principalmente, è rivolto questo film?

A tutti. Agli uomini. Ai clienti. Non vorremmo solo parlare a chi già è d’accordo con noi, ai soliti più che consapevoli, ma ai clienti tipo.

Registicamente come intendi procedere?

Alternando flashback che vedono il cliente interagire in famiglia e la prostituta immersa nei suoi sogni e nei suoi progetti, con dei momenti del loro rapporto. 

Dove girerete?

Tra Milano e Napoli, anche se l’ambientazione dovrà essere quella di luoghi neutri che suggeriscano l’idea di internazionalità.

Come vi muoverete per quanto riguarda l’aspetto produttivo?

I nostri progetti, parallelamente ad altre forme di sostegno, vengono pubblicati su piattaforme di crowdfunding come, per esempio, Kickstarter e Produzioni Dal Basso così da avere un’esposizione ad ampio raggio per una raccolta fondi capillare. Inoltre, considerando la consistente presenza sui social dedicati, magazine di informazione del gruppo Multiversi.net, un ufficio stampa e in ultimo la nostra piattaforma di progetti artistici, creativi e sociali All-Senses, pensiamo di dare un’interessante visibilità alle aziende che, oltre ad abbracciare eticamente il progetto, possono beneficiarne dal punto di vista promozionale.

Intervista pubblicata su LiminaTeatri il 12 giugno 2022

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