Il lungo cammino di Amal 

Di fronte all’entrata principale del Teatro India c’è un letto bianco, enorme, che non c’entra nulla con tutto il resto. Incuriosisce. Lo spazio intorno è transennato e non ci si può avvicinare.

Solo più tardi sarà chiaro a tutti che è il letto dei sogni ma soprattutto degli incubi. Quelli di Amal, una bambina siriana di nove anni, con le treccine e vestita di rosso, rappresentata da un gigantesco pupazzo mosso e scortato da dieci performer.

Il letto è per lei. Suoi sono i sogni. Suoi i pensieri, suoi i ricordi della sua terra. Gli incubi invece, devono essere di tutti. 

Reali più di Amal, creata dalla fantasia della Handspring Puppet Company, per vivere e sognare sotto i nostri occhi le opere di Tammam Azzam, quarantenne artista siriano che racconta in digital art la tragedia in atto di tutto il suo popolo.

Avete presente quella Statua della Libertà che appare ricreata dalle macerie di una città siriana bombardata, che girava  sui social un po’ di tempo fa? È opera di Tammam, il suo inno alla libertà realizzato in digital art nel 2012, a meno di un anno dall’inizio della guerra.

La stessa tecnica è utilizzata per ricreare Il bacio di Klimt sull’immagine delle case crollate, una manciata d’oro sulla polvere grigia per ricordare che un altro colore è sempre possibile.

Sono opere digitali che sovrappongono immagini in forte contrasto create per sensibilizzare al tema della guerra, ma Tammam ha in serbo di dipingerle sui muri non appena potrà tornare in Siria.

Nato a Damasco, di casa in Germania e negli Emirati Arabi, continua a produrre composizioni digitali di opere d’arte –tra le altre di Matisse, Goja, Picasso-, ma anche sue, come quelle utilizzate dalla Handspring Puppet per rappresentare le visioni notturne di Amal e il suo lungo cammino dalla Siria al Regno Unito, sorta di simbolica via crucis attraverso diverse stazioni, dodici delle quali in Italia.

Non a caso il titolo della performance è ‘The walk. Le visioni notturne di Amal’. Non a caso a compiere il viaggio è una bambina. Una culla di speranze, di progetti e di sogni precipitati in quel letto così grande da contenere i sogni di tutti, nascosti sotto la stessa coperta e urlati attraverso le immagini che scorrono sul muro frontale dell’edificio, rincorrendo una partitura sonora fatta di forti e fortissimi, ninne nanne, risvegli improvvisi.

Di tutte colpisce il contrasto, appunto, che è il senso primo di questo lavoro. Il mezzo per scuotere le nostre coscienze distratte e intorpidite. I colori accesi che trapelano dalle finestre di case diroccate, svuotate di gente, dove risaltano i brandelli di vite sospese o appena trascorse; i palloncini colorati sui tetti, come a volerli sollevare al cielo e portarseli via, tra le nuvole; i fiori variopinti su distese e distese di calcinacci e i cuori che colorano le macerie di rosso perché il rosso non sia solo il colore del sangue dei morti, che pure scorre macchiando briciole sparse di case, tra pochi corpi vivi che scappano. La fuga, appunto, di qualche superstite che porta con sé quello che ha addosso e cerca riparo in una tenda canadese. E le bandiere, tante – americana, italiana, tedesca e chissà quante altre- che sventolano, incuranti, ognuna al suo vento.

«La verità è che a nessuno interessa cosa avviene in Siria – così Tammar in un’intervista del 2019 a Maddalena Scarpa in Art for Art’s Sake – . Quello che voglio dire è: vergogna, gente! Guardate cosa succede! Ogni giorno vengono uccise persone innocenti e nessuno vuol fare nulla. È veramente una cosa tremenda. La mia è una provocazione, perché l’arte purtroppo non può impedire le uccisioni».

Descrivere le immagini che animano il sonno di Amal è difficile.  Ma non far nostri i suoi incubi è impossibile.

Il suo è un viaggio cominciato al confine tra Siria e Turchia per arrivare come ultima tappa nel Regno Unito. È un viaggio della speranza (Amal in arabo significa speranza) in cerca della madre. Ovvero in cerca di tutti noi che vogliamo accoglierla mettendoci in ascolto.

«La Piccola Amal –si legge nel comunicato- rappresenta 34 milioni di bambini rifugiati e sfollati, molti dei quali separati dalle famiglie. Il suo messaggio al mondo è ‘Non dimenticatevi di noi’ ».

La squadra che muove la Piccola Amal è composta da dieci marionettisti, due dei quali hanno un passato da rifugiati e, a loro volta, hanno compiuto il percorso dalla Siria al Regno Unito.

Roma l’ha accolta al Teatro India, l’11 e il 12 settembre, ma anche al MAXXI, dove si sono organizzati laboratori didattici dedicati ai bambini. Ma ha anche passeggiato per la città, guidata dalla voce dell’artista siriano Omar Abu Saada: uno sguardo inedito su Roma attraverso gli occhi di un rifugiato.

Pubblicato su LiminaTeatri il 12 – 9 – 2021

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