Buon 1° maggio a chi

Parole incazzate dedicate a chi non le legge

Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi

bande di ladri? (Agostino d’Ippona, La città di Dio)

Buon 1° maggio a chi. Sono anni, ma anni anni, che la festa del 1° maggio suona sempre più come uno scherno. Stesse facce o facce diverse ripetono lo stucchevole mantra sulla dignità del lavoro. Ogni volta come se fosse una novità. Con la retorica  sempre più infelice accompagnata da un che di salvifico: il tono è sempre quello di chi ha deciso che questa volta si cambia. Ci sono io. Ci siamo noi. Grazie a noi le acquisizioni certe, che si chiamano anche diritti inalienabili,  passeranno  dalla teoria alla prassi. Dalla Costituzione scritta alla sua attuazione. È un attimo. Siamo qui per questo. Le facce sono intollerabili, le voci ti scorticano il timpano,  lo stomaco si rivolta. E se sei manesco vorresti alzare le mani. Chi sarebbe  tenuto a provvedere senza promettere -senza dovere affatto promettere perché i diritti sono  semplicemente da tutelare come dati di fatto-, crede di tacitarti con le sue vergognose menzogne.  Il lavoro, quale lavoro, il lavoro usurante, lo sfruttamento, le morti bianche, i disoccupati, i sottoccupati, gli immigrati, le donne, i giovani, i campi di pomodori. Che palle.  

Infatti non volevo parlare di questo. Non oggi. Oggi, festa nazionale del lavoro, volevo fare una domanda a quelle facce di prima. Voglio chiedere loro se non gli è mai passata per l’anticamera del cervello l’idea di ridursi anche di poco lo stipendio. Lo chiedo a tutti, ma soprattutto a chi si muove a sinistra, perché sono loro che ho sempre votato. Mi è venuta in mente più volte, questa domanda, nel corso di questo anno orribile, e ora cerco di ricordarne almeno qualcuna.

È successo quando ho visto i servizi dei vari tg o programmi speciali riprendere un giovane padre che si prostrava senza più un briciolo di amor proprio, chiedendo aiuti per pagare la bolletta dell’acqua perché ha un bimbo piccolo e non ce la fa nemmeno a lavarlo. Mi è successo quando ho visto una fila lunghissima al banco dei pegni  e una signora anziana che depositava la fede nuziale. Mi è successo quando una ristoratrice toscana si è messa in ginocchio davanti a Monte Citorio. Mi è successo a dicembre, mi sembra sotto Natale, quando ho appreso del suicidio di un lavoratore dello spettacolo di circa quarant’anni che vi aveva avvertiti: io arrivo fino a dicembre. E poi mi è successo quando un altro ristoratore ha detto di avere buttato 20.000 € di carne, dall’oggi al domani, per un lockdown fuori programma.

Ora io non ho mai pensato che il lockdown fosse sbagliato. Non penso che il virus non ce l’abbia con tutti. Non penso che i nostri vecchi non vadano protetti con tutte le forze (loro: molto più di quei magistrati che hanno preteso di vaccinarsi per primi). Non penso che la salute non sia una priorità assoluta da perseguire a qualunque costo. Ma penso che vada preservata a costo di tutti. Anche vostro.

Allora mi è venuta un’idea. Cioè mi si è chiarita l’idea che già da un po’ si era affacciata. E se invece di tacitare le proteste promettendo risarcimenti dalle casse comuni – quelle foraggiate dalle tasse dei cittadini, dai recovery, dai ristori – non provvedeste con i vostri lauti stipendi? Vi siete sbagliati? Non avete calcolato che un ristorante – facciamo l’esempio del ristorante- se compra chili di carne perché oggi gli assicurate che domani cucinerà per cento persone poi dopodomani la deve buttare? D’accordo, è stato un errore, ma vostro: un errore di valutazione, uno dei tanti, così come questo è uno dei tanti esempi possibili. Ma chi rompe paga anche se i cocci sono di tutti. Invece voi no, voi nemmeno un piccolo cenno di andare a sfrugugliare nelle vostre tasche beate. Mai. Nemmeno una  volta, nemmeno una parola, nemmeno una sillaba, rimozione totale, tabù. Intoccabili, voi e le vostre grasse certezze, voi  e i vostri  benefit e i vostri vitalizi, i vostri bollini, lustrini, tessere, tesserine,  mostrine, stellette.

Allora ho pensato ancora una cosa: ma davvero davvero nessuno di voi sa di non valere tutto quel che ‘guadagna’? Mettetevi una mano dove volete. Davvero pensate che la vostra cultura, capacità, competenza, sia all’altezza dei vostri guadagni? Davvero pensate di meritare quel che vi entra tutti i mesi grazie al vostro inuguagliabile impegno nel  governarci e amministrarci? Davvero pensate che il vostro valore reale sia superiore a quello di un insegnante? Facciamo l’esempio dell’insegnante.  Quanto guadagna, un insegnante? 2000 €? Un po’ poco, è vero. Vi do atto. Allora facciamo il doppio? Vi va bene guadagnare il doppio di un insegnante? Facciamo che valete il doppio di un insegnante. Per un anno soltanto eh, poi riprendetevi pure il vostro valore, se davvero credete di meritarlo. Solo per questo anno di merda. Che sia un po’ di merda anche per voi. Un po’ peruno. La stessa merda spalmata su tutti è un po’ meno merda per tutti. O no? Quanto intascate ogni mese al netto di tutti i bollini di prima? Al netto eh. 8000? 10000? 12 – 14? Quanto intascate? Mi tengo bassa per strategia. Ma avanzo una proposta: fate che vi tenete 4000 € al mese, il doppio dello stipendio di un insegnante. Facciamo 5 va, che 4 è poco, e  al resto rinunciate, semplicemente, per rinforzare le casse dei ristori o come cavolo li volete chiamare.

La conoscete la storia del valore di uso e del valore di cambio che se non è equo, proporzionato, qualcuno ingrassa fino a schiattare e gli altri schiattano prima ancora di riuscire a sfamarsi?

Ma lo sapete che un attimo prima di schiattare – tra la fame e la morte di fame o tra la fame e il suicidio – ci potrebbero essere le elezioni?

E allora mi chiedo un’ultima cosa: come si fa a essere così stolti, ciechi e privi di un po’ di sana strategia nei rapporti da non capire che se uno solo di voi, uno solo, avesse avanzato l’idea di toccare i vostri stipendi per il bene comune, anche di poco, anche per poco, si sarebbe persino evitata l’ennesima farsa della campagna elettorale?

Non provate nemmeno un po’ di vergogna a sguazzare unti e obesi in soldi che non vi appartengono? Perché è così: non vi appartengono.  

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