Modestina Caputo La Quinta Praticabile

Considerazioni improvvise su una signora speciale

Insegnerei ai ragazzi … a scoprire quella felicità che non si vede, ma che è vicina (Alain-Fournier)

Immaginate una bella signora molto charmante, occhioni scuri, carnagione olivastra, capelli mesciato-chic leggermente ondulati che le accarezzano il viso, sorriso accogliente, molto accogliente. Immaginatela passeggiare per le strade di Genova intorno alla Foce con qualcosa come quattro o cinque cani al guinzaglio, rigorosamente adottati al canile o salvati in extremis dalla malasorte. Poi immaginate questa stessa signora entrare in teatro. Così com’è. Con i suoi cani ben educati che se ne stanno accucciati a guardare nugoli di ragazzini che affettuosamente salutano la loro padrona e la chiamano Titti.    

Titti è la loro Maestra, Modestina Caputo, una donna speciale.

Laureata in pedagogia, diplomata alla Scuola del Teatro Stabile di Genova in un fortunato biennio frequentato tra l’altro da Tullio Solenghi, Modestina decide di unire le due sue grandi passioni dedicandosi alla didattica teatrale rivolta alle giovanissime leve per le quali incomincia a scrivere copioni su misura, concepiti ex novo o ispirati ai classici della migliore tradizione, sia epica sia propriamente teatrale. Era il 1990 quando la casa di sua madre, poetessa, divenne una sorta di palestra per giovani attori, adibita all’addestramento di figli e amici e compagni dei figli.  Un esordio informale  ma rigorosissimo, dove già si studiava dizione, fraseggio, lettura e interpretazione del testo,  psicologia del personaggio.

Di lì alla fondazione di una vera e propria scuola, con tutti  i crismi, il passo è breve. Nasce così La Quinta Praticabile, che troverà la sua sede in un teatro di quelli veri, il Teatro Instabile di via Cecchi.

Un vivaio di talenti che hanno fatto strada e che alla Quinta tornano spesso a portare il loro contributo. Grati alla loro maestra e ai tanti maestri che attraverso di lei hanno incontrato e conosciuto negli anni. Perché la Quinta è anche incrocio di scuole di pensiero differenti. Basti pensare che per tre cicli consecutivi Modestina ha accompagnato i suoi allievi migliori ai laboratori di Giorgio Albertazzi, il quale li ha sempre premiati con la sua assidua e affettuosa presenza.

Da Albertazzi, per esempio, la giovanissima Selene Gandini, allora tredicenne e ora attrice di successo in teatro e anche al cinema, ha imparato a leggere Dante e lui l’ha voluta accanto in diversi spettacoli shakespeariani e non solo. Da Puck ne Il sogno di una notte di mezza estate a Miranda nella Tempesta.

Ma sono molti gli attori e le attrici che devono alla Quinta la scoperta di quel fuoco sacro destinato ad ardere sui palcoscenici futuri.

Marco Bonadei è ora un attore di punta del teatro dell’Elfo di Milano, Camilla Semino Favro, attiva in teatro e presente in molte serie tv, ha lavorato tra l’altro con Nanni Moretti in Mia madre, Stefania Fratepietro, attrice e cantante consacrata dalla compagnia della Rancia in musical come Grease e Hallo Dolly, Giordana Faggiano, giovane emergente molto amata da Valerio Binasco, direttore del Teatro Stabile di Torino, con il quale ha recentemente recitato ne L’intervista di Natalia Ginzburg, Vlad Scolari, che fece il suo ingresso alla Quinta in prima elementare e ora ha una solida e variegata carriera di attore e tutor consacrata alla Civica Paolo Grassi di Milano.

E sono molti gli artisti che alla Quinta sono passati per lasciare una traccia, chiamati a tenere corsi mirati, regie dedicate  o per raccontare la loro storia tra il  palcoscenico e i camerini. Quando capita a un ragazzino che da grande vuole fare l’attore di incontrare il celeberrimo Arlecchino di Giorgio Strehler? Bene, alla Quinta Enrico Bonavera  ha dispensato i suoi principi di commedia dell’arte. E come lui Bianca Toccafondi, Regina Bianchi, Tullio Solenghi, Massimo Venturiello e Tosca, che sono di casa, Jurij Ferrini, Umberto Ceriani, Monica Guerritore, Oreste Valente, Daniele Salvo.

Animati tutti da una benevola invidia verso gli allievi, a cui è dato frequentare in tenera età eroi e eroine della grande tradizione, come se fossero  loro compagni di scuola o vicini di casa. O di colloquiare amabilmente con le Supplici o le Pleiadi che nei testi di Modestina diventano interlocutori familiari.  

Ora il teatro aspetta pazientemente che i suoi fantasmi tornino a vivere. Dopo tutto quello che è stato e che non è stato, purtroppo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.