A proposito di nomine ai vertici del Teatro, le folgorazioni di una ex abbonata

Quando ero piccola e sentivo dire uomo di teatro mi veniva in mente Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Vittorio Gassman, Giorgio Albertazzi, Glauco Mauri, Enrico Maria Salerno o l’ancor giovane Gabriele Lavia o il maestro Giancarlo Cobelli che in verità scoprii un po’ più tardi. Frequentavo il teatro ufficiale, quello degli stabili, sono stata persino abbonata. Il teatro che mi ha catturata era ricco, pieno di scene, costumi bellissimi, lunghe tournée, platee  affollate di habituée più che abbonati, gente che il teatro lo amava lo capiva lo aspettava e inseguiva e ne godeva. O anche no ma intanto si era alzata dalla poltrona di casa davanti alla tv non solo alla volta di un’altra poltrona ma di un altro spettacolo, che con la tv di quegli anni non aveva niente in comune.

In scena c’erano Annamaria Guarnieri, Marisa Fabbri, Giulia Lazzarini, Valentina Cortese, Anna Proclemer, Giuliana Lojodice e Aroldo Tieri, Valeria Moriconi, Massimo De Francovich, Umberto Orsini, Giancarlo Sbragia, Rossella Falk, Franca Nuti, Mariangela Melato, Franco Branciaroli. C’era Gigi Proietti de I sette re di Roma visto dal vero. Insomma c’era il teatro di chi faceva teatro perché in teatro c’era nato che non è affatto ovvio.

Abitavo in provincia e il teatro era a Cuneo, Savigliano, Bra, Alba, qualche volta Torino che raggiungevamo con il pullman  degli abbonati o con quello della scuola che ci aveva portato a vedere Pirandello e Cicerone con Renzo Giovanpietro. Poi a Torino mi sono stabilita e ho scoperto che c’era anche un altro teatro. Il Cabaret Voltaire, l’Adua, Carmelo Bene che recitava Dante e Dino Campana la stessa sera sotto un tendone.

Studiavo filosofia con un certo pathos ma non mi perdevo le lezioni di storia del teatro di Gian Renzo Morteo, una figura che ogni volta che entrava in aula, l’enorme e affollatissima aula 36 di Palazzo Nuovo, sembrava uscire dalle quinte di un teatro shakespeariano.    Prima lezione: le differenze tra teatro e cinema. Una di quelle cose che paiono ovvie se te le racconti da solo, ma raccontate da lui odoravano di cipria, di camerini e umidità.    Qualche anno dopo  è arrivato il teatro Juvarra e la ricerca. Leo De Berardinis prima di tutto. Ho scoperto le Albe, che a Torino arrivavano invitate da Sergio Martin, un uomo di teatro che ha sempre operato dietro le quinte, un puro che probabilmente ha scontato la sua integrità impulsiva, un po’ rude, scorticata. Ricordo perfettamente Ermanna Montanari sospesa tra il palcoscenico e l’americana ne I refrattari, uno dei loro primi spettacoli.

Poi ho preso a spostarmi alla volta di spettacoli che a Torino non arrivavano. Parma, Milano, Venezia, Roma. Grazie all’amico Carlos Velazquez,  regista argentino migrato a Torino, ho conosciuto il teatro di uno dei registi che più amo tuttora, Giancarlo Sepe,  che nella capitale aveva il suo teatrino, in un sottoscala pieno di magia. La Comunità di Sepe sarebbe stato uno dei miei spazi del cuore e lo sarà ancora, finché resiste.

Ecco, se penso a cosa sia oggi un uomo di teatro mi viene in mente Giancarlo e la sua resistenza.

Ma anche a non voler essere sentimentale, santiddio, possibile che non abbiate trovato nessuno più adatto di Giorgio Pasotti? Lo dico per lui che dev’essere dura  reggere il titolo. No non di direttore: dico il titolo di uomo di teatro.  

A meno che non mi sia persa qualcosa.

Perchè io non ce l’ho con Pasotti, davvero. Guardavo pure Distretto di polizia (in replica perché ricordo bene che andava in onda il martedì e il martedì ci sono le prime da sempre). Mangio le fette del Mulino Bianco, quelle su cui già Antonio Banderas spalmava la marmellata,  adoro i Baiocchi che solo i Nutella Biscuits sono riusciti a scalzare e mi era molto piaciuto L’aria salata.  

Mi sono persa qualcosa? Apprendo da Wiki che un po’ di teatro lo ha fatto: un po’. Ma essendomelo perso pur senza volerlo, non posso certo entrare nel merito. Beato invece chi c’era, deduco, perché immagino siano stati davvero folgorati.

Tant’è che Giorgio Pasotti è il nuovo direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo, appena succeduto a Simone Cristicchi. Già: Cristicchi. Insomma da uomo di teatro a uomo di teatro: per il futuro del teatro e la tranquillità di chi non ne vuole sapere di abbandonare la poltrona di casa davanti alla tv. Nuove contaminazioni.

2 Comments

  1. Mi hai fatto tornare indietro, alle origini del mio teatro, quello che ha suscitato la passione della mia vita. L hai fatto con la solita delicatezza e l intelligenza che permea ogni riga, l hai fatto con quella fermezza che ti invidio che parte dalla grande cultura e competenza che hai e non permette compromessi. Spero che Pasotti sia all altezza, lo spero proprio. Certo questa scelta fa pensare..
    Modestina

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  2. Che bell’articolo.Intelligente e appassionato.Grazie.
    Sepe è stato per molti di noi un maestro, dirompente, illuminante, travolgente.
    Durante le prove la musica ci attraversava e sotto la sua direzione conduceva lo spirito in un combattimento dell’anima continuo; si perlustravano i punti oscuri delle scene o semplicemente si “praticavano” cimentandosi senza tregua.
    Come chiudere un’azione, come non autocompiacersi della proposta, i principi dell’autoregia, tradire l’indole, “entrare, giocare, soffermarsi, allarmarsi, soffrire, divertirsi nei quattro spazi del pentagramma” , stupirsi sempre delle possibilità .

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