La notte in ricordo di Aldo Nicolaj

Pronti via. La ripartenza è cominciata. Si respirava una bella atmosfera di risveglio dei sensi, giovedì 23 luglio nel cortile della chiesa di San Giovanni in Borgo Vecchio.  

La serata dedicata ad Aldo Nicolaj nel centenario della nascita, Buon compleanno Aldo Nicolaj, organizzata con tutti i crismi dalla Corte dei Folli, è stata una di quelle occasioni che ti fanno dire forse ci siamo. Siamo usciti dal lock down ma anche dal torpore diffuso che ci ha tenuti lontani, rallentando ritmi e bioritmi individuali e collettivi, sospendendo progetti e gettando su di essi un bel po’ di pessimismo. Ce la faremo? Sì, pare proprio di sì.

La platea è sold out, il pubblico disciplinato, l’organizzazione impeccabile, ligia alle regole con allegria.  

Presenta Pinuccio Bellone accompagnato alla tastiera da Lino Grasso mentre alla regia c’è Cristina Viglietta, che distilla video ad hoc e di repertorio. Si ringrazia chi c’è e chi si è impegnato per esserci. In prima fila il presidente della CRF Mondino, il vicepresidente delle manifestazioni del Borgo Claudio Mana e l’ex sindaco Davide Sordella, presente con la moglie, la giornalista Laura Avalle.

Si lancia anche un appello, che tutti si augurano non resterà inascoltato. Dal 31 dicembre 2020 la Corte dei Folli resterà senza casa. Il comune ha avviato un procedimento di sfratto, ‘legittimo’, precisa Bellone, ma insomma non tutto quel che è legittimo arriva gradito.

Pertanto al grido di ‘cerco sede’ non potrebbe essere più calzante lo slogan Folli di sera bei tempi si spera.

La comunità fossanese che ama il teatro e che ha partecipato alle tante stagioni della Corte dei Folli per ora si raccoglie intorno a un compleanno importante: quello di un fossanese doc che il teatro lo ha scritto, lasciando un repertorio di circa ottanta commedie e cinquanta monologhi. Uno degli autori italiani più tradotti e rappresentati all’estero. Basti pensare che in Russia alcuni suoi testi come Classe di ferro e Farfalla… farfalla sono considerati dei classici, regolarmente inseriti nei cartelloni ufficiali.

La sottoscritta ricorda un incontro pubblico di una trentina di anni fa nella sede fossanese dell’Unitré quando una signora gli chiese il perché fosse rappresentato così tanto all’estero rispetto all’Italia. Bene, Nicolaj non rispose Nemo profeta in patria ma semplicemente ‘Perché piaccio’.

Vero è che anche in Italia la drammaturgia italiana ebbe i suoi tempi d’oro e Nicolaj

ne fu protagonista corteggiato e rappresentato da attori come Ernesto Calindri, Lina Volonghi, Anna Magnani, Giulia Lazzarini, Alberto Lionello, Gianmaria Volonté, Marsia Fabbri e Paola Borboni, a proposito della quale vale la pena soffermarsi su un aneddoto. “Scrivimi un monologo su una puttana”. Questa era stata la consegna, diretta diretta, senza eufemismi né giri di parole, come si addice a un’attrice che si presentò nuda in scena negli anni cinquanta.  A nulla valsero le resistenze del giovane Nicolaj, che prima di allora non aveva mai scritto monologhi. A nulla valse la sua giustificazione, non meno diretta della richiesta: “Non riesco a scrivere di una puttana per una donna della sua età”. Niente da fare. Pare gli telefonasse nel cuor della notte per reclamare ‘la sua puttana’. Pare anche che gli procurò un appuntamento con una professionista consumata di settantadue anni. “Pago io”. L’appuntamento non ebbe seguito ma nacque Emilia in pace e in guerra, il primo monologo della lunga serie. La voce di una ‘patria puttana’, consolatrice ecumenica di corpi e anime in tempo di guerra, che finirà per non piacere più nemmeno ai pellegrini.

È solo uno degli aneddoti raccontati nella serata fossanese e contenuti nel volume intervista Ricordi spettinati, a cura di Rosario Galli, che a Fossano sarà presentato il 3 ottobre prossimo.

Altri momenti gustosi del libro sono stati affidati alla lettura interpretata di  Stefano Sandroni e Lorenzo Ravera, rispettivamente nei ruoli di Nicolaj e di Galli.

Ottima scelta, cedere la parola all’autore per par parlare di sé. Ma migliore ancora, cederla direttamente ai suoi testi, che sono l’autore in sé, così come non può non essere: senza censure, senza remore, senza paletti se non strutturali che in Nicolaj sono rigorosissimi. 

Viene da sé che i momenti clou della serata siano stati i due monologhi Cortocircuito e Il cadavere. E viene anche da sé che questa non sia precisamente la sede più adatta per dire che i due interpreti un futuro ce l’hanno.

Non so quale sia il lavoro di Donatella Poggio del Teatro del Poi di Bra, protagonista del primo (regia di Beppe Incarbona), ma so di Walter Lamberti e ne sanno anche i lettori di questo giornale.

Ora, battute a parte, va detto che i testi di Nicolaj sono testi pieni di sottotesti, di ellissi, di silenzi da gestire e riempire, di battute e colpi di scena che non vanno sprecati, di allusioni, di sguardi e di attese. Sono scritti per attori di razza, non sono facili, sono rischiosi. Sembrano storie anche lievi, quotidiane, laterali, ma nascondono insidie e ghiottonerie che non sono affatto due cose diverse: sono sfide, insomma, e i due interpreti hanno retto bordone molto molto bene, suscitando applausi e risate a scena aperta.

C’è una grande ironia, uno sguardo clinico su vizi, difetti, tic della piccola borghesia, una presa in giro dei luoghi comuni, dei modi dire e delle frasi fatte, c’è uno smascheramento divertito delle piccole e grandi  ipocrisie, della convenienza, della pavidità. E c’è un rapporto intestino con la morte, che non è un fantasma da esorcizzare ma un personaggio essa stessa: sono tantissimi i testi in cui è presente la morte, trattata come un parente antipatico ma pur sempre parente: non incombe ma aleggia, la morte, dispettosa e provocatrice, in certi casi persino portatrice di nemesi, una sorta di ben ti sta, l’avevo detto io, o di è stato meglio così.

Infine non poteva mancare il siparietto più fossanese di tutti con la canzone principe di Ciau Dehor, la rivista rappresentata al Teatro Sociale di Fossano nel 1946, Lassa pur che ‘l mund a disa.

Cantata da Pieranna Mana ha coinvolto anche il pubblico nel ritornello, chiudendo in bellezza, subito dopo che Michele Tavella, ultimo e brillante testimone dei tempi, ci ha istruiti sulle figure più pittoresche immortalate in mezzo alle strofe.

Tra un momento e l’altro della serata sono arrivati via etere i saluti in video del figlio Luca e di molti amici e artisti che hanno voluto unirsi idealmente. Ricordo Vittorio Franceschi, che scherzando gli raccomanda di tenergli un posto vicino, Michele Di Mauro, Miriam Mesturino, Claudia Gerini, Paola Quattrini e Paola Barale, Viola Graziosi e Graziano Piazza, Serra Yilmaz che ricorda di come sia molto rappresentato in Turchia. Ma sono tanti, molti di più. “Sono arrivati circa un centinaio di video –  dice Bellone – e saranno tutti visibili all’interno di una mostra dedicata dal 29 settembre al 4 ottobre prossimo”. Data, il 4 ottobre, in cui verrà ufficialmente intitolata ad Aldo Nicolaj la piazza attigua a quella del San Filippo, manco a dirlo, nel Borgo Vecchio.

Irene Ivaldi: Ecco cosa mi ha catturato della sua scrittura

“Ho scoperto Aldo Nicolaj qualche anno fa e ora voglio fare tutti i suoi monologhi”. A parlare è Irene Ivaldi, attrice torinese già allieva di Luca Ronconi e ora molto attiva all’interno del Teatro di Dioniso dove conduce una sua personale ricerca drammaturgica.

“È un grande regalo quello che la famiglia Nicolaj ci ha fatto ordinando le opere di Aldo in un unico sito. A un’attrice quell’esposizione generosa di monologhi può dare un po’ le vertigini, come specchiarsi nella vetrina di Baratti, dove la nobiltà calda e liscia del cioccolato si intuisce tra le leziose e chiassose increspature delle confezioni”.

Il 28, 29 e 30 agosto prossimo sarà in scena al Teatro Carignano di Torino all’interno della stagione estiva Summer Plays con due monologhi di Nicolaj dove, a detta di chi sa, “fa molto ridere”. Si tratta di Sali e tabacchi e Zie e piccioni, già proposti come lettura interpretata lo scorso anno a Cervo ligure, di cui cura anche la regia.

Cosa ti ha catturato della scrittura di Nicolaj?

La sua ironia, la presa in giro delle signore per bene, condotta con garbo. Io non vedo cattiveria, non lo trovo caustico. E penso che le sue donne siano contente di essere raccontate così. Nicolaj racconta i fatti, dà voce alle persone e lo fa senza filtri. I suoi sono personaggi conniventi.

Due parole sui due monologhi

Il primo, Sale e tabacchi, vede una donna cinquantenne che il giorno del funerale del marito rincasa e racconta come sono andate le cose. Non ci sono scene tranne una foto di Porfirio Rubirosa, il playboy dominicano e pilota automobilistico morto in un incidente d’auto, a cui collego il personaggio del marito, fedifrago e amante dei motori.

Zie e piccioni invece ha al centro una donna che detesta i piccioni perché sporcano, si moltiplicano, che sono invece molto amate dalle altre donne della sua famiglia, tutte paralitiche. Il risvolto è grottesco e porrà tutti, donne e piccioni sullo stesso piano.

Come hai lavorato alla regia?

È la prima volta che vado in scena senza regia. Passo da un monologo all’altro all’interno dello stesso atto unico. Nel primo sono stata fedelissima, nel secondo ho aggiunto piccoli dettagli per enfatizzare l’appartenenza della protagonista al Veneto, avendola immaginata proveniente da quella regione.

In entrambi, come del resto in molti altri testi di Nicolaj, è presente la morte.

Sì perché essendo sfuggito alla morte (Nicolaj è stato deportato in Germania ndr) ne può parlare tranquillamente.

Sono monologhi già collaudati da una precedente lettura. E’ vero che ricomincerai di nuovo da Cervo ligure con i due successivi?

Sì, sarò a Cervo all’Oratorio Santa Caterina il 14 e il 15 agosto con Angelo di Dio che sei nei cieli e Mater amorosa.    

Uscito su La Fedeltà il 29 – 7 – 2020

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