In memoria di Colomba Antonietti

La palla di cannone era andata a battere contro il muro e ricacciata indietro aveva spezzato le reni di un giovane soldato. Il giovane soldato posto nella barella aveva incrociato le mani, alzato gli occhi al cielo e reso l’ultimo respiro. Stavano per recarlo all’ambulanza quando un ufficiale si era gettato sul cadavere e l’aveva coperto di baci. Quell’ufficiale era Porzi. Il giovane soldato era Colomba Antonietti, sua moglie, che lo aveva seguito a Velletri e combattuto al suo fianco. (Giuseppe Garibaldi, Memorie)

Quello di Cinzia Dal Maso per Colomba Antonietti è un vero e proprio  atto d’amore. E come tale commuove. Da donna a donna: libera, emancipata, illuminata, eversiva.

Di Colomba, Cinzia ama l’unità degli opposti. Si capisce al volo quando parla di lei.  Ama la hybris e il rigore, la vitalità e lo spirito di sacrificio, la passione e la ragionevolezza, l’innocenza e l’intelligenza. Dimensioni che in questa figura sono un tutt’uno, fusi in un’anima sola eppure perfettamente riconoscibili.

Ma chi è stata Colomba Antonietti?

Innanzitutto una donna che per amore si è travestita da uomo. Gli opposti, appunto. Una bella giovane di circa vent’anni che ha tagliato i suoi lunghissimi capelli riccioli e neri per nascondersi meglio sotto l’uniforme di bersagliere.

Ma era il solo modo per stare vicino al suo uomo, tenente nelle fila della Repubblica Romana, che aveva sposato contro la volontà delle rispettive famiglie.

Figlia di un fornaio, si innamora corrisposta di Luigi Porzi, un cadetto pontificio, entrambi giovani, liberi e incuranti delle disparità di ceto, intesi a coronare un matrimonio d’amore contro tutte le regole della buona società.

Un matrimonio, il loro, che proprio perché “fondato sulla doppia volontà e sulla condivisione- dice Cinzia in una delle tante presentazioni – segna un passo importante verso la rigenerazione di questa istituzione”.

Anche per questo il suo amore per questa giovane donna coraggiosa  e sincera porta con sé la gratitudine di tutte le donne che si riconoscono nel suo singolo atto di ribellione.

Un atto scontato in prima persona, scegliendo di combattere a fianco del marito, fino a essere uccisa sotto il fuoco dell’artiglieria francese comandata dal generale Oudinot.

Ma il suo curriculum di patriota combattente vanta la partecipazione alla battaglia di Velletri e di Palestrina contro le truppe borboniche, tanto da meritarsi l’elogio di Garibaldi, che la ricorda nelle sue Memorie.

Colomba morì colpita da una palla di cannone durante l’assedio di San Pancrazio, tra le braccia del marito, il 13 giugno 1849. Aveva 23 anni.

Il suo busto è collocato sul Gianicolo, insieme a quello di tanti patrioti e combattenti, a pochi passi dal monumento equestre a Garibaldi eretto nel 1896. Sono anni che ogni 13 giugno Cinzia e un nutrito gruppo di studiosi e affezionati la ricordano con iniziative dedicate.

Quest’anno l’omaggio è stato virtuale, ma non meno accorato e non è mancata la corona di fiori, reale.

Vale la pena un giro sulla pagina fb Amici di Colomba Antonietti.

Chi invece volesse approfondirne la biografia, legga Cinzia Dal Maso, Colomba Antonietti. La vera storia di un’eroina. Edilazio.

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