Due parole sulla questione Giovanna Botteri

La levata di scudi nei confronti dell’attacco a Giovanna Botteri è stata immediata e decisa, sia sul fronte istituzionale sia da parte dei singoli, che si sono variamente espressi sull’unica piazza oggi frequentabile.  Però non basta  a liquidare la questione. Non basta ad ascriverla a un gruppo di poveri ignoranti incattiviti dalla reclusione.

C’è qualcosa che va oltre l’attacco alla giornalista. Una donna che, semplicemente, si comporta come se l’ aspetto fisico non dovesse interferire con il suo lavoro, che è quello di informare e di farlo nel migliore dei modi.

Non dovesse. Perché invece è proprio lì che l’attaccano. E’ brava, è competente, è colta, ha una laurea in filosofia e un dottorato in storia del cinema alla Sorbona, ha fatto una sana gavetta in quotidiani e programmi tv nazionali ma ha scelto di fare la giornalista sul campo. E’  stata inviata speciale in teatri di guerra di quelli pericolosi come l’Iraq della seconda guerra del Golfo e ha filmato in esclusiva l’inizio dei bombardamenti su Bagdad. E prima ancora ha documentato della guerra in Croazia, la guerra di Bosnia, l’assedio di Sarajevo. Ha seguito il crollo dell’Unione Sovietica e il massacro di Sebrenica. Insomma tutte cosette per cui non c’era tempo per trucco e parrucco.

Le priorità erano altre e sono rimaste tali anche dopo. Quando in collegamento da NY e Pechino si presenta con i suoi capelli selvaggi, ma nemmeno poi tanto, perché cosa ci sia di selvaggio in capelli non tinti con la scrima di lato non so, con un golf scuro che solo ora abbiamo saputo essere uno dei suoi quaranta golf acquistati in stock (troppo simpatica), neri o blu, tutti uguali. Ma scusate a voi che ve ne frega.

Lavoro come una dannata e non ho tempo di pensare al vestito. Perché si è persino peritata di replicare alle accuse.

Invece il tempo di pensare al suo look lo ha trovato chi, evidentemente, ha altre priorità dalle sue, complice senz’altro la noia, il malessere e magari persino la sfiga di non sapere fare di meglio.  

E purtroppo, tra costoro, ci sono anche delle donne. Questo, soprattutto, è un gran brutto segno. Possibile che invece di sentirci sollevate, liberate dal dover corrispondere a un’immagine artefatta che poggia su un decrepito pregiudizio di genere, ci andiamo a cacciare da sole nei guai per il gusto disgustoso di trovare la pecca laddove non c’è?

Non lo dico per noi, lo dico per le nostre figlie e per le nostre nipoti.  Pensate se vostra figlia con tutte le carte in regola  e le sue sane speranze non venisse assunta in un posto di lavoro perché non è bella fresca di messa in piega.

Possibile che non ci si domandi un attimo prima di lanciare una sferzata al veleno come mai agli uomini certe critiche vengano non solo risparmiate ma non siano proprio contemplate? Sono tentata di fare dei nomi ma non li farò.

Mi domando invece se non ci sia dell’altro che ha a che fare con l’invidia o anche solo con il fastidio. Quel fastidio strisciante di vedere una donna che è sfacciatamente serenamente pacificamente libera da sovrastrutture di cui noi, alcune di noi, non riusciamo a liberarci.

Sono domande che nulla hanno a che vedere con il piacere di indugiare nella cura di sé, anche persino nella frivolezza, che non danneggia nessuno. Ci mancherebbe.

Ma il fatto che un’immagine stereotipata e stantia venga platealmente sdoganata, barattata per decoro, quando in realtà col decoro non c’entra un accidente, è una grave involuzione.

Vorrei dare per scontato precisamente il contrario, ma scontato non è.

Perché non è sola la signora bella e bionda che ha fatto dello spirito da patata dal pulpito mediaset di Striscia la notizia. La stessa signora che insieme all’avvocata prediletta di Giulio Andreotti, avrebbe fondato una cosa per difendere i diritti delle donne.

Le quali –alcune delle quali- hanno rincarato la dose  su un post fb di un uomo che dava alla Botteri della cialtrona: cialtrona, perché ‘con quel che guadagna non ha fatto un corso di dizione’.

Ora: 1) Io non so quanto guadagni Giovanna Botteri (magari lui sì) ma mi chiedo se guadagni di più di certi direttori di quotidiani nazionali, uomini, tutti uomini, che si muovono tra lo scranno e una fugace ma ricorrente comparsata in tv. 2) Trovo che la dizione della Botteri sia talmente chiara,  spontanea, rassicurante, familiare che va benissimo così. Lo conferma nella stessa sede un’attrice di quelle che di dizione se ne intendono assai, e anche questo non è sempre scontato. 3) Anche qualora la dizione perfetta fosse un must irrinunciabile siamo di nuovo alla questione di prima. Quanti uomini che fanno tv, conducono tg, presentano programmi di attualità o intrattenimento, corrispondono al must di questi puristi del suono? Quante donne levigate e perfette? Sono tentata anche qui di fare dei nomi ma non li farò.

Invece lei è una cialtrona. Non una brava giornalista, vigile e precisa, collegata da Pechino alle tre di notte. Non una professionista che a qualcuno va bene e a qualcun altro di meno perché preferire il birignao accademico è pur sempre un diritto. No, lei è una cialtrona.

Io mi auguro solo che almeno nella fase 2 cosiddetta dell’emergenza covid, qualche donna entri di diritto a far parte della task force. Di diritto. Per quota di genere, per equità, semplicemente, e poi anche per merito e competenze. Poi. Perché agli uomini non viene richiesto di ballare sui tavoli per dimostrare di esistere.  

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