Van Gogh Alive, il 3D diventa d’autore

I petali dei fiori di mandorlo mentre cadono leggeri, le stelle che si accendono, i falchi neri che si levano in volo, le pale del mulino che girano tra il verde e l’azzurro di un paesaggio olandese, la barca a vela che scivola sul mare. E ancora un bosco fitto di faggi che scorrono che ti sembra di essere lì a passeggiarci dentro. Invece sei immobile, incantato di fronte alla proiezione di un dipinto di Van Gogh, ingrandita e dinamica che induce in chi la osserva la percezione del  movimento.

Si chiama Van Gogh Alive – The experience la mostra multimediale dedicata al pittore olandese, in corso a Roma presso il Palazzo degli Esami fino al 26 marzo 2017 e a tutti gli effetti sollecita l’osservatore a una fruizione in atto, tirandolo dentro al processo di creazione di fronte a immagini che si scompongono e ricompongono,  si soffermano e ingrandiscono su sezioni e dettagli come il pistillo di un girasole, l’occhio pazzo di un autoritratto, i tronchi d’albero che sembrano corpi a dimensione reale. Immagini di dipinti in fieri che si completano di fronte ai nostri occhi come la camera del pittore che si arreda man mano, le pareti azzurre, le sedie, il tavolo, le finestre gialle di luce, il letto di legno, la coperta rossa.

Il celeberrimo dipinto ci accoglie anche grazie a una scena tridimensionale ricostruita a inizio percorso, prima di immergerci in tremila immagini a grandi dimensioni proiettate sulle pareti, sul soffitto, le colonne e persino il pavimento dove ci si può liberamente sedere giocando a rimpiattino con le spighe di grano o un’esplosione di garofani rossi. 

C’erano anche molti ragazzi in età da scuola primaria catturati dai sogni visionari impastati di colore di questo genio senza riserve che “sogna di dipingere e poi dipinge il suo sogno”. 

Frasi, pensieri, aforismi autografi, anch’essi proiettati sui muri, accompagnano le immagini e si offrono come didascalie estemporanee, ma ricche di senso. “Le grandi cose sono fatte dalla somma di tante piccole cose”, si legge in simultanea al dipinto forse più tenero e struggente di tutti,  Ramo di mandorlo fiorito, dove le gemme e i fiori bianchi sbocciati a fatica tra un lampo e una crisi, danno il benvenuto al nipote Vincent, figlio di Theo, appena nato.

E’ una tela del 1890, quando Van Gogh era rinchiuso nel manicomio di Saint Remy, eppure questo ramo che risalta su un cielo turchese o forse fa risaltare il cielo turchese, è pieno di pace e non c’è traccia di quella follia che se lo stava mangiando. “Nonostante mi trovi spesso nella tristezza profonda, c’è tranquillità, pura armonia e musica dentro di me”, aveva scritto forse in tempi meno cupi, con una sorprendente propensione per il genere umano che gli fece anche dire “credo non ci sia nulla di più artistico che amare la gente”.

Questa mostra intende esplorare i cambiamenti non solo nello stile e nella tecnica ma nella mente di Van Gogh, che è sofferente e poietica, contaminata con i luoghi in cui ha scelto o si è trovato a vivere e sopravvivere,  Parigi, Arles, Saint-Rémy, Auvers-sur-Oise.

La tecnologia utilizzata è la Sensory 4 tm,  un sistema unico che incorpora più di cinquanta proiettori ad alta definizione e una grafica multi canale in grado di creare ambienti multi-screen. Accompagnano la visone le musiche di Vivaldi, Ledbury, Tobin, Lalo, Barber, Schubert, Satie, Godard, Bach, Chabrier, Satie, Saint-Saëns, Godard, Hande.

Pubblicato su L’Unità.tv il 12-1-2017

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