La scomparsa di Giorgio Gaslini, teorico della «musica totale»

Il ricordo del jazzista affidato alla sua allieva Laura Conti

La musica non è classica, non è jazz, non è rock, non è pop: la musica è una ed è totale.
Questa provocazione ha accompagnato tutta la vita di Giorgio Gaslini, la sua carriera artistica e le sue innumerevoli collaborazioni. Traducendosi in una battaglia tenace e costante perché si riconoscesse al jazz pari dignità della musica classica.

E’ l’imprinting e l’eredità che ha lasciato uno dei più prolifici jazzisti italiani, morto ieri a ottantaquattro anni, novanta album e quattromila concerti in tutto il mondo.

«Se oggi il jazz si insegna nei conservatori è merito suo», dice Laura Conti, cantante, attrice e docente di canto jazz al conservatorio di Alessandria, nata alle scene grazie all’incontro con Gaslini che la volle nel quintetto vocale Le pause del silenzio.

Una tournée lunghissima in tutta Europa, che ha prodotto l’album pluripremiato Freedom jazz dance, ma soprattutto l’inizio di un sodalizio mai terminato, segnato da fasi precise.

Da quando il maestro tranquillizzò la madre che avrebbe voluto per Laura un posto sicuro («Signora, quelli bravi lavoreranno sempre») a quando il posto sicuro lo ha trovato comunque, perché il jazz è entrato di diritto nella rosa di discipline insegnate nei conservatori, imposto a livello accademico proprio grazie a Gaslini.

«Mi ricordo di quando raccontava delle sue prime master class al Santa Cecilia, all’inizio degli anni settanta, e poi a Milano, quasi dieci anni dopo, quando nella sala Puccini del conservatorio Giuseppe Verdi si era ritrovato un migliaio di allievi».

Laura aveva dieci anni e non era tra loro, ma quindici anni dopo fu Gaslini a presentarla a Giorgio Albertazzi che cercava una cantante per la Shekespeariana, e Laurik, o saldatino di piombo (così la chiamava) era provvista delle qualità necessarie: «duttile vocalità e sensibilità interpretativa», come dirà nel presentare il concerto fiorentino dello scorso ottobre, in cui Laura cantava le sue songs, molte delle quali scritte per lei.

«E’ sempre stato molto generoso con gli esordienti, e coinvolgeva spesso i giovani nei suoi progetti. E con questo album ha voluto farmi un regalo».

A cominciare dal titolo, Ellaura songs, Laura Conti & Giorgio Gaslini. Così si legge sulla copertina di questa raccolta di canzoni scritte nel segno della “musica totale” che spaziano dal classico al jazz alla musica dodecafonica. «Sono lieder, ballate popolari di stili e contenuti diversi, che sviluppano il filone della canzone d’autore colta, che parte da Gino Negri e Fiorenzo Carpi».

E me ne cita due, in paricolare, La ballata dell’angelo sotto il lampione, che parla di una prostituta e ricorda da vicino le ballate di Fabrizio De André, e Leggerezza, un brano dodecafonico ispirato ai poeti futuristi. «Dieci quintali di piume, venticinque quintali di piume, cento quintali di piume: leggerezza».

Pubblicato su Europa il 29-7-2014

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