FRIDA KAHLO

La prima retrospettiva in Italia con 160 opere alle Scuderie del Quirinale

“La vita insiste per essere mia amica e il destino mio nemico”. Ecco, è sul crinale tra destino e vita che si compie la storia umana e artistica di Frida Kahlo. Tra volontà di  resistere e continue prove da superare, tra il desiderio indomito di essere nel mondo e il castigo di vivere braccata in un letto.  

Tra amori devastanti e tradimenti, tra profondissimo senso civile e politico che la porterebbe a mettere la pittura al servizio del partito e della causa comunista perché “nessuno lotta per sé”, e un’assunzione del dolore senza riserve che la porterà a dipingere soprattutto se stessa “perché trascorro molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”.

Così, riflessa in quello specchio che i suoi genitori le fecero allestire sul soffitto del letto a baldacchino dove era costretta, nascono i primi autoritratti.

Sublimati dal desiderio come il primo, ‘con vestito di velluto’, dipinto a diciannove anni per riconquistare l’amato Alejandro Gòmez Arias, in cui Frida ha un improbabile volto botticelliano, la fronte spaziosa  e il collo lunghissimo reso ancor più seduttivo dalla profonda scollatura con reverve. E sullle guance rosate e la piccola bocca chiusa non c’è ombra della peluria oltraggiosa che avrebbe rivendicato nei successivi ritratti, né si immaginano ancora quei segni di strazio come la collana di spine e il colibrì nero ad ali spalancate appeso come un amuleto.

Anche Diego era di là da venire, pervasivo mentore scolpito sulla fronte come terzo occhio in Autoritratto con Tehuana (o Diego nei miei pensieri), metastatico come le radici che crescono dall’ornamento del copricapo.

Eppure Frida era immobilizzata in un letto, il corpo martoriato e le ossa spezzate tenute insieme da un corsetto di gesso che l’accompagnerà sempre, anche quando con immenza fatica potrà riconquistare il movimento e la postura eretta.

“Non sono malata, sono rotta -scriverà nel 1953, un anno prima di morire-, ma sono felice fintanto che potrò dipingere”.  

Il corsetto, gli autoritratti, i ritratti ispirati al suo popolo e alla sua gente, le grandi icone della storia e della nuova contemporaneità, gli Stati Uniti d’America e il Messico, l’incontro con il surrealismo di André Breton e ancora molte fotografie e una selezione di disegni e schizzi a matita, sono ora esposte alle Scuderie del Quirinale per la prima retrospettiva di Frida Kahlo in Italia (curatrice Helga Prignitz-Poda). Centosessanta opere provenienti da collezioni pubbliche e private di Messico, Europa, Stati Uniti per documentare l’intero corso di un’artista in cui vita e arte, storia e leggenda si fondono e confondono fino a noi, visto che Frida è ormai marchio di culto del merchandising universale, soggetto di film, testi teatrali, ritratta persino su un francobollo degli Stati Uniti.

Questa mostra, visitabile fino al 31 agosto, è il primo momento di un progetto che coinvolgerà la città di Genova con un allestimento a Palazzo Ducale a partire dal prossimo 20 settembre, che racconterà il rapporto dannato e maldestro con Diego Rivera. L’uomo e l’artista che Frida sposerà ben due volte, e che sarà sempre il riferimento intestino della sua opera.  

Pubblicato su Europa on line il 25 marzo 2014

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