Il Rinascimento di Vittore Crivelli

Vale davvero la pena ‘arrampicarsi’ a Sarnano, un delizioso comune di tremilaquattrocento anime, situato nell’entroterra marchigiano, in provincia di Macerata. Non solo perché è di per sé un gioiello architettonico e paesaggistico di  rara suggestione, ma perché è la sede della prima mostra mai dedicata a Vittore Crivelli.

Un evento, oltreché l’occasione di avvicinarsi a un pittore ‘vissuto’ per secoli all’ombra  del più illustre fratello. Carlo infatti, ambizioso e mondano, genio compreso tra i contemporanei e i posteri, fu per Vittore la causa di quella che si suole definire ‘sfortuna critica’.

Formatisi entrambi a Venezia, si trasferiscono nelle Marche nella seconda metà del quindicesimo secolo, operando fin dall’inizio su binari separati.  E se Carlo produceva opere destinate a emigrare in tutto il mondo, Vittore rimase sempre profondamente legato al territorio marchigiano, in particolare alla provincia di Fermo, dove lavora in modo quasi imprenditoriale, producendo polittici e pale d’altare, spesso commissionate da ordini religiosi.  Opere dalla tecnica eccellente, spiega Francesca Coltrinari, curatrice della mostra insieme ad Alessandro Delpriori, rimaste tuttora integre.

Dieci anni di ricerche finalizzate a ricostruire la specificità del Rinascimento dell’Appennino, e l’esplicito intento di rivolgersi a un pubblico vasto, non specialistico, guidano l’allestimento di questa mostra, significativa ed eloquente fin dal titolo: Vittore Crivelli da Venezia alle Marche. Maestri del Rinascimento nell’Appennino.

Accanto alle opere di Vittore infatti, sono esposte opere di suoi contemporanei come Francesco di Gentile da Fabriano,  Niccolò di Liberatore detto l’Alunno, Pietro Alemanno, oltre a Carlo, naturalmente, presenti con pitture e sculture provenienti dall’estero o da collezioni private, e spesso studiate per la prima volta.

Grazie a un prestito eccezionale da parte di una collezione privata tedesca, è visibile anche il Sant’Antonio di Vittore e la scultura della Madonna adorante il Bambino del Museo del Bargello di Firenze.

Un soggetto, quello della Madonna adorante, che testimonia dell’adozione di una nuova iconografia – la Madonna eretta e il bambino disteso a terra, ai suoi piedi-. Così come la presenza dei garofani rossi, che di Vittore rappresenta la ‘firma’, e le immagini legate alla predicazione francescana.

A Palazzo del Popolo fino al 6 novembre, ma anche alla chiesa di Monte San Martino, dov’è collocato il polittico, l’unica opera realizzata a due mani da Carlo e Vittore.

Pubblicato su Europa carta il 27-5-2011

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