Paesaggi e Pericoli

L’artista racconta il suo rapporto con la terra tra emozioni e fantasia

“E’ il paesaggio che ritorna a casa e ritrova le muse che lo hanno ispirato”. Così Tullio Pericoli presenta la mostra inaugurata sabato scorso ad Ascoli Piceno, fiore all’occhiello del festival Saggi Paesaggi, alla sua quarta edizione. Un progetto avviato dalla Provincia di Ascoli e divenuto ormai appuntamento di rilievo regionale  e nazionale, sorta di ‘buona pratica’ amministrativa che investe sulla cultura pensando al territorio.

“Si tratta di capire -spiega l’assessore provinciale alla cultura Olimpia Gobbi in conferenza stampa- fino a che punto la cultura può attivare processi positivi per il territorio. E noi crediamo che l’arte possa rendere un servizio fondamentale quando l’appuntamento artistico cade dentro un processo”, all’interno di un progetto in grado di coinvolgere in modo attivo non solo le istituzioni ma i cittadini, nel segno di un bene comune da valorizzare e difendere. Il paesaggio marchigiano, e piceno in particolare, con le sue colline, le sue valli e la costa del Tronto, ma anche un paesaggio interiore, non solo veduta ma ‘espressione dell’io’. Lo afferma Elena Pontiggia, curatrice della mostra, per spiegare il senso e il significato della pittura di Pericoli, dove “aleggia Paul Klee e l’informale”. E dove il paesaggio marchigiano è reinventato e filtrato attraverso elementi di conflittualità e dissociazione dell’io, non più legato a un’idea di fissità e stanzialità, ma a un dinamismo sofferente e inquieto. Per questo “le sue opere comunicano oltre gli aspetti formali, e i suoi paesaggi non sono mai una   composizione intera, un  corpo organico, ma la frantumazione dell’immagine in tante parti, come un mosaico”.

Infatti. “Nei miei paesaggi -concorda l’autore- si sono notate alcune linee un po’  nascoste, magari tracciate sotterraneamente. Ecco, io ho cercato di comunicare l’inquietudine che c’è sotto, ho cercato di mostrare, in modo poco evidente, quelle linee che a volte nascondiamo sotto il nostro volto”.

Linee che affiorano con forza diversa nelle 130 opere perlopiù inedite composte tra il ’66 e il 2009, in mostra fino al 13 settembre presso la Galleria d’Arte Contemporanea, all’interno di un edificio conventuale rinascimentale, che un tempo ospitava il suo liceo. Sedendo e mirando il titolo, di leopardiana memoria, è però il frutto di suggestioni casuali, solo più tardi ricondotte al poeta di Recanati. “Volevo comunicare qualcosa che raccontasse la storia del paesaggio, non solo la sua superficie. E mi piacevano i due gerundi, uno dopo l’altro, e la contrapposizione tra i due gesti: uno più consueto e naturale, quello di sedersi, che però ci permette di ricaricarci e ci prepara a qualcosa di più impegnativo. Il mirare, appunto, che non è  solo guardare per ammirare, ma è soprattutto prendere di mira, cogliere un dettaglio per esaminarlo analiticamente. I miei quadri sono frammenti mirati, estratti, presi di mira, che cercano di cogliere la storia, il senso di essa e delle sue stratificazioni”.

Di qui la relazione profonda tra il paesaggio e il volto umano, oggetto di tanti disegni e ritratti. “Due superfici che nascondono una storia interiore”, fatta di ricordi, di  frammenti, di ispirazioni diffuse, che mentre sfuggono una decodificazione compiuta, sollecitano misteriosamente il processo creativo. “E i suoi paesaggi- ancora Elena Pontiggia- con i loro misteri e la loro meraviglia, tornano a essere sogno”.

“Anche se- dice Pericoli- di fronte alla parola sogno resto sempre un po’ smarrito. Preferisco parlare di quella sorta di mezzo sogno che è la fantasia, l’immaginazione. Un momento molto bello da cogliere, quello del rapporto tra una visone e il segno pittorico. Nella nostra mente infatti c’è un archivio di oggetti che in modi e in tempi diversi entrano in contatto con l’immaginazione. Il segno è il prodotto finale di questo circuito che è a sua volta il prodotto di una serie di variabili: conoscenze, attimi, suggestioni, emozioni. Io guardo intensamente i miei paesaggi, ma poi torno a Milano e nel percorso succedono tante cose. Il quadro è il prodotto finale di questo percorso”.

E a proposito delle sue Marche, dell’operato di questa giunta  e di questo progetto che resiste nonostante i cospicui tagli delle risorse “su fronti emergenziali”? “Questa giunta e questo progetto hanno operato in modo da far capire  che il paesaggio in cui viviamo è come la nostra casa, e che il brutto nuoce e il bello arricchisce”.

Dobbiamo temere per il condono edilizio? “Temo proprio di sì”.

Pubblicato su Europa carta il 24-3-2009

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