La cifra inconfondibile di Binasco

Valerio Binasco è un attore di rottura. Rispetto a una tradizione che vive di presenze enfatiche e pletoriche. Rispetto a certo minimalismo d’emergenza che ancora sopravvive accampando ragioni più o meno plausibili. Rispetto alle sperimentazioni ‘cortocircuito’, criptiche, concettose, spesso supponenti. E anche rispetto al teatro dei grandi, rispetto agli autori che garantiscono sempre, rispetto ai classici e al repertorio da tutto esaurito, Binasco è defilato, tangente, autonomo. Come attore e come regista, istintivamente fedele a un anti-cliché che lo necessita  e lo distingue. Basti sapere che  le sue dichiarate figure di riferimento sono Carmelo Bene e Franco Branciaroli. Cosa in comune? Nulla, guardando agli esiti del loro teatro: istrionico e affabulatorio quello dei primi, intimo e sospeso quello di Binasco. Eppure anch’egli, come Bene e Branciaroli, è un segno che incide e informa la scena, che la trasforma e le imprime una svolta. Di meno e di più della presenza scenica, è densità del frammento, intensità dei silenzi, sincerità delle pause, delle attese, dei piccoli gesti interlocutori o allusi. E il suo teatro fatto di ellissi, di rinvii ascrivibili a un’ermeneutica delle emozioni, è come una seducente costruzione dall’equilibrio ‘precario’ che chiede allo spettatore di essere sorretta.     

Di qui la predilezione per autori come Jon Fosse, con la sua dialettica dell’ineffabile,  di qui la scelta di mettere in scena L’intervista, ultima delle nove opere teatrali di Natalia Ginzburg, una “grandissima scrittrice per la prosa, soprattutto perché privilegia la sospensione del teatro dell’assurdo, che io amo molto”.

Sospensione che questa commedia che racconta di un’intervista destinata a non realizzarsi, mette in atto attraverso uno sfasamento ribadito di piani diversi: quello  della realtà dei fatti legata a intenzioni ed eventi precisi, e quello più suggestivo e tortuoso che procede secondo una logica interna ai pensieri dei due protagonisti,   fatto di equivoci e voli pindarici. Così la ‘crisi’ e l’inversione dei ruoli, ben visibile e delineata -quando l’intervistato sarebbe disponibile, il giornalista non è più interessato- non esplode  mai in modo violento, non grava sul carattere dei personaggi, ma è demandata al loro esilarante racconto.  Accanto a Binasco, Maria Paiato, superba (meriterebbe un discorso a se stante) e Azzurra Antonacci. All’Eliseo di Roma fino a domenica poi in tournée.

Pubblicato su Europa carta il 24-3-2009

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